mercoledì 21 luglio 2010

I movimenti del mouse possono influenzare il posizionamento su Google

I movimenti del mouse possono influenzare il posizionamento su Google I numerosi fattori utilizzati da Google per determinare il posizionamento di una pagina web nei risultati di ricerca sono aumentati ancora una volta: è stato infatti appena rilasciato un nuovo brevetto relativo all’analisi dei movimenti del cursore del mouse sullo schermo, senza che necessariamente venga cliccato qualcosa.

L’innovativo "Sistema e metodo per modificare la rilevanza dei risultati della ricerca attraverso un'attività di monitoraggio", ideato da Taher H Haveliwala, è stato presentato da Google martedì scorso. Permette al motore di ricerca di raccogliere informazioni sul punto in cui gli utenti fermano il cursore del mouse mentre leggono i risultati o gli annunci restituiti, e quando utilizzano i servizi di Google OneBox.

Bill Slawski di Seo by the Sea ha spiegato che tali informazioni possono risultare più utili a Google per determinare il page rank invece che basarsi sul CTR (Click-through Rate), dato che alcuni risultati forniscono già l’informazione che si sta cercando senza dover cliccarci sopra, soprattutto adesso con i Rich Snippet e con l’introduzione di Google delle informazioni gerarchiche dei siti nei risultati di ricerca.

La scienza del comportamento relativa a questo nuovo sviluppo non è ancora chiara, ma il motore di ricerca ha certamente fatto la sua parte valutando le abitudini di navigazione.

Google ha detto: “Il comportamento tipico di un utente è quello di indirizzare il cursore del mouse (o qualsiasi altro tipo di puntatore) vicino ad un risultato, mantenere l’indicatore puntato per un certo periodo di tempo mentre legge le informazioni restituite (ad esempio titolo e snippet), e successivamente cliccare sui link sottostanti o su un altro elemento”.

“Capita che un utente scorra i numerosi risultati che rispondono alla sua ricerca, muovendo il cursore sopra o vicino ciascuna informazione che legge. Quest’attività può fornire un modo per valutare il riscontro dell’utente rispetto ai risultati forniti”.

Le supposizioni di Google potrebbero non essere ritenute vere dagli utenti, dato che ad esempio una permanenza maggiore su di un risultato può voler dire sia un interesse ma anche una confusione causata dal suo significato. Tuttavia, è ancora da vedere quanto seriamente i webmaster dovranno tenere in considerazione questo fattore aggiuntivo nel momento in cui lanciano le loro pagine nel mondo dell’intoccabile algoritmo di Google.
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